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Il corpo umano

Rappresentazione quantitativa e funzioni

Nel contesto medico scientifico è ancora frequente la citazione di Feuerbach, tanto che i  nutrienti assunti con il cibo quotidiano vengono distinti in macro- e micro-nutrienti in base alla loro rappresentazione quantitativa all'interno del corpo umano. Nell'organismo, la disponibilità quantitativa dei macronutrienti è un indicatore nel lungo termine dello stato di nutrizione. 

 

 


La riserva del grasso corporeo, estensibile nel corso della vita, è l'esempio di un substrato altamente energetico che può ridursi, o incrementare sino a livelli patologici, a qualsiasi età.

Ciò che accade nel lungo termine per il tessuto adiposo, può avvenire nel breve termine, coinvolgendo altre componenti del corpo.

Eventi patologici, quale sepsi, traumi e stati cachettici, come anche eventi fisiologici estremi, quali performance sportive di alta intensità, possono indurre nel breve termine un bilancio energetico negativo responsabile di modificazioni non solo nelle riserve di grasso, ma anche in quelle glucidiche, proteiche, idriche e minerali.

I protidi, lipidi e glucidi, forniscono quindi l'energia necessaria per le funzioni dell'organismo.

Uno scarso apporto dei medesimi, o di uno solo dei tre, induce un deficit cronico di energia che produce un difetto nella sintesi proteica, la conseguente riduzione della massa proteica e, infine, una riduzione di numerosi processi funzionali; mentre i micronutrienti (vitamine e minerali) e alcuni “non nutrienti” (l'acqua corporea ad esempio) non hanno un ruolo energetico, ma svolgono funzioni strutturali e regolatorie.

Il potassio, ad esempio, è il catione prevalente nei fluidi intracellulari ed è indispensabile negli scambi con le componenti della matrice extracellulare. Molti minerali, inoltre, agiscono da co-fattori in diverse reazioni enzimatiche.


I micronutrienti, in breve, sono elementi strutturali dell'organismo, ma anche funzionali: oltre a contribuire al mantenimento di un ambiente idoneo alla vita, partecipano al controllo dell'omeostasi e delle funzioni metaboliche in generale.

L'acqua, pur non considerata un nutriente, è la maggior componente della cellula e rappresenta il mezzo nel quale si realizzano le reazioni metaboliche, o è il prodotto finale delle medesime; è quindi evidente la sua importanza per lo stato di nutrizione e l'attività cellulare. La valenza nutrizionale del cibo va quindi oltre il ruolo “energetico – strutturale” dei macro e micronutrienti, essendo indirizzata a garantire le infinite funzioni metaboliche a livello cellulare.


Con il termine di funzione corporea, in sintesi, si intendono quei processi per il cui espletamento sono necessari sia i substrati energetici che gli elementi costituenti il panel enzimatico e gli elementi intermedi dei processi metabolici, il tutto in relazione alla funzione coinvolta. Permane, in ambito medico, la classica definizione di stato nutrizionale come risultante dell'introduzione, dell'assorbimento e dell'utilizzazione dei macro e micronutrienti, che se non adeguata porta alla malattia.


Per il nutrizionista “Lo scadimento dello stato nutrizionale può favorire l'insorgenza di malattia, così come una malattia può essere primitivamente responsabile dello scadimento dello stato nutrizionale”.  


In base a quanto sopra riportato, tuttavia, il cibo apporta altri “non nutrienti” – fibra, acqua, polifenoli, steroli ecc – che sono anch'essi intimamente correlati allo stato di salute. Questi sono costituenti naturali degli alimenti e solo concedendosi una dieta variata e bilanciata possiamo, infine, trarne un beneficio funzionale.

Per estrema esemplificazione: l'uomo si alimenta, l'animale si nutre!

Visto che la nutrizione è l'atto di assumere macro e micro nutrienti secondo il fabbisogno biologico, sarebbe allora più corretto per l'uomo utilizzare il termine “alimentarsi bene per star bene”.  Infatti: si alimenta l'individuo per mantenerlo in salute, ma anche per garantirgli uno stile di vita dignitoso.

 

Tale concetto non ha ancora trovato un'adeguata collocazione nella pratica clinica tant'è che, come rimarcato, l'alimentazione viene costantemente vista solo come assunzione di nutrienti e di calorie per il mantenimento della salute; visione riduttiva questa, se comparata alla declaration dell'OMS che definisce lo stato nutrizionale come l'atto di assumere cibo per soddisfare le necessità biologiche e le aspettative sociali, culturali e religiose individuali! L'uso improprio dei termini non è solo un problema semantico e per chi si occupa di diete la definizione dell'OMS meriterebbe maggiori spazi di riflessione!

 

La diagnostica dello stato nutrizionale è essenziale per stabilire la strategia terapeutica e soprattutto che tale diagnostica debba partire da una prima e indispensabile indagine sullo stile di vita del paziente e sulle sue abitudini alimentari.

L'indagine quali- quantitativa di cibo e la relativa modalità di assunzione costituiscono i parametri di riferimento per garantire la copertura del fabbisogno nutrizionale, ma anche per migliorare lo stile di vita del paziente. Ancora oggi quest'indagine risulta negletta nella pratica ambulatoriale, o quando esercitata, viene spesso condotta con strumenti e metodologie poco ortodosse. Nel rapporto medico e paziente, l'osservazione spesso si limita agli esagerati intake calorici, o tende impropriamente a enfatizzare il ruolo terapeutico di un nutriente, di proteine animali o di vitamine ad esempio; oppure accentua la fobia verso altri nutrienti, quali i grassi alimentari, come ulteriore esempio.

Nei pazienti che afferiscono negli studi di medicina estetica, soggetti particolarmente sensibili ed esposti alla visione salutistica del cibo, la percezione di un ruolo curativo del nutriente non fa altro che incrementare ulteriormente la condotta alimentare ortoressica, ovvero fobica e dicotomica.

L'anamnesi alimentare è, dunque, la prima e indispensabile indagine di stato nutrizionale perchè presta maggiore attenzione al comportamento del paziente nel rapporto con il cibo, alle pulsioni, agli stati emozionali e, più in generale, ai fattori che aumentano il rischio del disturbo alimentare. L'anamnesi alimentare è poi strettamente correlata alle variazioni della composizione corporea e dei parametri di laboratorio. Questo impone la conoscenza dei princìpi che regolano il fabbisogno nutrizionale, una visione olistica del paziente e, in concreto, l'adozione a livello ambulatoriale di una fondamentale branca diagnostica:  la valutazione dello stato nutrizionale.

Dal punto di vista biologico, valutare lo stato nutrizionale significa analizzare la relazione tra i nutrienti e le attività metaboliche e funzionali dei diversi tessuti corporei. Il percorso diagnostico non è difficile in quanto tradizionalmente delineato nella routine ambulatoriale attraverso le tre classiche indagini di: