|

PERDERE PESO O DIMAGRIRE?

Avete perso cinque chili in una settimana? Bravi! Ma chi sarebbe in grado di rispondere se vi chiedessimo se sapete cosa avete realmente perso? Probabilmente nessuno... Infatti, chi per dimagrire decide di "mettersi a dieta" seguendo un regime alimentare ipocalorico, valuta quasi sempre i risultati basandosi solo sul responso della bilancia. Senza nulla togliere all'utilità di questo peraltro basilare strumento di misura, dovete però sapere che l'unica informazione che esso ci dà può essere ingannevole e fuorviante. Ed è proprio per questo che è possibile il successo di tanti programmi dietetici ingannevoli (se non addirittura pericolosi per la salute) che quotidianamente ci vengono proposti attraverso i mass-media: la "dieta del minestrone", "del gelato", del "melone", "dell'acqua"… sono tutte capaci di farvi perdere, almeno all'inizio, parecchi chili in poco tempo. E diciamoci la verità: per perdere peso non si deve neanche essere uno "scienziato", basta assumere meno calorie di quante se ne consumano… et voilà, il gioco è fatto. Ma dove sta il trucco?   L'inganno sta nel fatto che il peso che avete perso è costituito solo in minima parte da fat mass (massa grassa) e prevalentemente da fat free mass (massa libera da grasso), cioè essenzialmente da acqua e muscolo! Allora come possiamo capire se il regime alimentare che stiamo adottando ci sta davvero portando verso il risultato sperato (cioè quello di perdere essenzialmente grasso)? Al controllo del peso dobbiamo necessariamente affiancare almeno un'analisi indiretta che ci permetta di conoscere, con buona riproducibilità e attendibilità, il nostro effettivo stato nutrizionale e la nostra reale composizione corporea, al fine di poter monitorare la bontà e la qualità del nostro eventuale decremento ponderale unitamente all'efficacia del piano dietetico  e del programma di esercizio fisico.

L'organismo umano può essere grossolanamente distinto in due compartimenti, uno di massa grassa ed uno di massa magra, di densità relativamente costante, ma differenti in composizione. La massa grassa (FM, Fat Mass), che corrisponde al tessuto adiposo e alle strutture lipidiche cellulari, ha una densità di circa 0.9 g/ml e non contiene potassio. La massa magra (FFM, Fat Free Mass), che ha una densità di circa 1.1 g/ ml, anatomicamente è costituita da muscoli scheletrici (circa il 40%), muscoli non scheletrici e tessuti magri (circa il 40%) e scheletro (circa il 10-15%).

Per determinare la composizione corporea di un individuo, negli ultimi decenni sono state sviluppate numerose metodiche: dalla pesata idrostatica alla diluizione isotopica, dall'attivazione neutronica alla moderna DXA (analisi densitometrica a raggi X); metodiche validissime a livello scientifico e di ricerca, ma che, a causa della difficoltà di esecuzione, dell'invasività, dell'ingombro e del costo delle apparecchiature necessarie per effettuare l'analisi, non sono adatte ad un facile uso ambulatoriale o comunque frequente. Un ottimo connubio di praticità, precisione e affidabilità ci è invece offerto da alcune metodiche di facile e più semplice utilizzo, come per esempio l'analisi antropo-plicometrica e l'analisi bio-impedenziometrica.

L'antropo-plicometria, sintesi di antropometria (letteralmente "misura dell'uomo") e plicometria ("misura delle pliche") prevede la determinazione di grandezze quali peso, altezza, diametri, circonferenze e pliche cutanee. Si avvale di semplici strumenti come bilancia, stadiometro, calibro, centimetro e plicometro. Il rilevamento delle misure antropometriche permette di determinare la taglia corporea e lo sviluppo scheletrico e dei tessuti molli.  La plicometria si fonda sul presupposto che esiste una forte correlazione tra pliche cutanee, tessuto adiposo sottocutaneo e grasso viscerale. Poiché nell'uomo il tessuto adiposo sottocutaneo rappresenta circa la metà di tutto il tessuto adiposo, la plicometria, ovvero la misura dello spessore di alcune pliche cutanee, caratterizzando la distribuzione del tessuto adiposo in siti particolari, permette di dare indicazioni sullo stato nutrizionale ed energetico generale. Lo strumento utilizzato in questo caso è il calibro per la plica cutanea o plicometro, costituito da una molla calibrata la cui compressione o estensione determina lo spostamento di una lancetta su una scala lineare circolare dove la misura si legge in millimetri. L'antropo-plicometria permette di analizzare la composizione corporea in modo settoriale, può cioè individuare le proporzioni e le variazioni di FAT e FFM in singoli punti del corpo. Questa caratteristica la rende particolarmente indicata non solo in dietologia ma anche in medicina estetica e in medicina dello sport, specialmente laddove si dà molta importanza oltre che alla performance anche al risultato estetico, curando con attenzione lo sviluppo di determinate aree muscolari ed il trattamento delle adiposità localizzate. Poiché l'antropo-plicometria è una delle metodiche di determinazione della composizione corporea più datate, è spesso erroneamente considerata obsoleta. Invece, proprio i molti decenni di pratica e sperimentazione l'hanno resa, grazie anche alla formulazione di equazioni predittive sempre più efficaci e specifiche, una delle metodiche di elezione nella pratica quotidiana, per i bassi costi e l'alta affidabilità. Inoltre, se eseguita secondo procedure ben standardizzate, fornisce risultati validi e affidabili, riducendo al minimo l'errore di predizione intra-operatore e inter-operatore nella stima della massa grassa.

Un altro metodo molto efficace e pratico per valutare la composizione corporea è l'analisi della bioimpedenziometria elettrica (BIA), una metodica a basso costo, non invasiva e di rapida esecuzione. La capacità del corpo umano di condurre corrente elettrica è nota da più di cento anni ed è alla base dell'utilizzo di questa metodica. I tessuti acquosi del corpo possono essere considerati come soluzioni elettrolitiche, in quanto l'acqua corporea contiene molti soluti. Il tessuto biologico può essere considerato costituito da due compartimenti fluidi, extracellulare (ECW) ed intracellulare (ICW), con comportamento elettrico differente: il compartimento ECW simula la resistenza mentre quello ICW fa da condensatore. Somministrata a basse frequenze (fino a 5 kHz) la corrente attraversa prevalentemente il tratto ECW, mentre a frequenze maggiori supera le membrane cellulari, e il tratto ICW ne permette un passaggio migliore, determinando uno sfasamento del flusso di corrente in uscita. L'impedenza (Z) esprime l'impedimento totale al passaggio di corrente essendo la somma degli effetti del tratto resistivo (R, resistenza) e capacitivo (Xc, reattanza) ed è inversamente proporzionale al contenuto di acqua ed elettroliti del corpo. Attraverso questa metodica si misurano quindi: direttamente, acqua totale corporea (TBW), fluidi extracellulari (ECW) e intracellulari (ICW); in maniera indiretta, massa magra (FFM) e massa grassa (FM), massa cellulare metabolicamente attiva (BCM) e metabolismo basale (BMR). Essa ha pertanto un grande potenziale di utilizzo negli studi epidemiologici e clinici anche in considerazione del fatto che, se eseguita secondo procedure ben standardizzate, fornisce risultati altamente ripetibili anche quando è utilizzata da operatori diversi.  La capacità di indagine della bio-impedenziometria, in relazione alla quantità ed alla distribuzione dell'acqua corporea, unita alla trasportabilità ed alla rapidità di esecuzione, la rendono utilissima nella pratica dietologica (il paziente perde grasso o perde acqua?) ed essenziale nel monitoraggio frequente dei pazienti con insufficienza renale cronica (IRC) ed in tutte le condizioni critiche in cui un bilancio idrico non adeguatamente controllato può comportare rischi seri per la salute. Una vasta casistica esaminata durante gli studi condotti negli ultimi anni dalla nostra equipe di ricerca della sezione di alimentazione e nutrizione umana (diretta dal Prof. De Lorenzo) dell'Università  di Roma Tor Vergata ci conferma l'altissima correlazione esistente tra i dati ottenuti con la plicometria e l'impedenziometria e quelli forniti dalla DXA, considerata quest'ultima come metodica di riferimento ("gold standard"), e ci consente, dunque, di confermare l'indubbia validità delle metodiche che abbiamo brevemente descritto, semplici nell'utilizzo e al momento insostituibili nella gestione dello stato nutrizionale degli individui.


Maurizio Sgroi  MD, PhD Nutrizionista e Medico dello Sport Docente in Scienza degli Alimenti e Scienze Motorie Docente Referente per l'Educazione Alimentare negli Istituti Superiori Statali.



Emanuele Gutierrez Tomassetti Dietista Dottore Magistrale in Scienze dell'Alimentazione e della Nutrizione Umana